Cancellare o no il nostro passato?

I romani la chiamavano “damnatio memoriae”, la condanna della memoria, per mezzo della quale tutto ciò che aveva a che fare con una persona e con gli eventi ad essa legati veniva distrutto (anche la tomba ad esempio) in modo tale che ai posteri non giungesse nessuna traccia della sua storia, esattamente come se non fosse mai esistita.

L’omicidio di George Floyd a Minneapolis ha aperto un discorso messo da parte da tanto, forse troppo tempo, e adesso a farne le spese sono tutte quelle cose che prima potevano sembrare normali per chi non conosce bene la storia: statue, film, libri e tutto ciò che possa avere a che fare con lo schiavismo e con la segregazione razziale in genere, ora è preso di mira e a rischio distruzione, con l’intento di consegnare all’oblio quello che un tempo rappresentava qualcosa di “normale” ma che ai tempi nostri invece è considerato come orribile e vergognoso.

Non si salva nemmeno “Via col vento

Sia “Via col vento” che la serie televisiva “Cops” vengono ritirati dal catalogo di Hbo e, dal loro comunicato, se si decidesse di reinserirle lo si farebbe solo con una premessa che descrive e denuncia la negatività delle azioni che un tempo erano una realtà normale, cosa che onestamente si sarebbe già dovuto fare tanto tempo fa e non solo adesso per “evitare” opportunisticamente problemi, infischiandosene di un vero pregiudizio e agire poi per evitare il pregiudizio stesso.

Abbattuto Cristoforo Colombo, colui che rappresenta il genocidio

 “Colombo rappresenta il genocidio”: statua gettata alle acque a Richmond in Virginia, decapitato a Boston e imbrattato a Miami.

La folla ha deciso che a causa delle sue esplorazioni si diede vita all’epopea della colonizzazione europea ed il conseguente genocidio delle popolazioni autoctone delle Americhe.

Condannare un esploratore perché colpevole di conseguenze è una scelta ragionata?

Se Cristoforo Colombo avesse saputo da prima che la sua esplorazione e la fortunata scoperta dell’America, frutto peraltro di un errore di valutazione, sarebbe comunque salpato? Questo ovviamente non lo sapremo mai ma distruggere le sue statue, cercare in qualche modo di eliminare la sua storia, rappresenta davvero un esempio da dare a quelli che verranno in futuro? Cosa diremo, che le Americhe si sono scoperte da sole o inventeremo un personaggio di fantasia per nascondere delle verità scomode?

Timbrare per nefasto un regime razzista utilizzando un simbolo di regime come il comunismo è logico?

Mi ricordo tanti anni fa, dove partecipai ad una lotta di quartiere per impedire la costruzione di un bar e di un campetto di basket in un parco della mia città: dimostrammo che quel parco, essendo stato chiuso al pubblico per tantissimo tempo, aveva sviluppato una concertazione di flora e di fauna molto originale se non rara e che questa cementificazione e tutto il trambusto quotidiano in futuro avrebbero distrutto tutto in poco tempo solo per uno scopo commerciale. Bene, riuscimmo a sensibilizzare le autorità e alla fine vincemmo noi, e per festeggiare l’evento cosa decisero (senza di me ovviamente)? Di fare una festa con palco e cantanti, tutti con i pugni alzati fregandosene degli uccellini, degli scoiattoli e delle piante rare, gettando bottiglie e cartacce a terra e urlando a ritmi assordanti in quello che doveva essere un ecosistema da proteggere ad ogni costo.

Ed al mio dissenso risposero <<Ma tu da che parte stai?>>

Il comunismo come ogni altro regime, si fonda sull’integrazione razziale e sui diritti del cittadino?

Un regime, qualsiasi simbolo abbia, è e rimane comunque un regime, dove le persone possono anche essere della stessa etnia ma comunque saranno soggette a pregiudizi e segregazioni. La politica di sinistra, di destra e centrista non hanno più modo di esistere quando sul tavolo si posa un simbolo di regime, da qualsiasi estremità politica si sia sviluppato sarà comunque fonte di profonda sofferenza e di morte, per lo più violenta.

Una sola razza: gli esseri umani

Il nostro passato è un passato fatto di tanta violenza, lo sappiamo tutti come sappiamo anche che non serve voltarci indietro in quanto anche il nostro presente è violento. Il passato rappresenta, che lo vogliamo oppure no, la nostra storia, che però dovremmo raccontare meglio a chi non la conosce e potrebbe interpretarla male non sapendo tanti aspetti che nessuno forse fino ad ora ha pensato di evidenziare. Al di la del prendere solo in considerazione le cose buone per crescere, belle e sagge parole che in realtà però in pochi prendono alla lettera, la domanda rimane sempre la stessa: agire violentemente per cancellare un qualcosa di violento è la maniera più giusta oppure i due gesti, identici, si annullano a vicenda?

L’importante non è come gli altri ci trattano, ma quale sarà la nostra reazione, perché è quella che farà davvero la differenza: la porta del confronto deve rimanere sempre aperta a chiunque e senza nessun pregiudizio, perché se è vero che la ragione è la cosa che ci rende diversi dalle bestie è altrettanto vero che le bestie non hanno il pregiudizio ma noi si, quindi possedere la ragione per noi al limite è un’aggravante e non una attenuante.

Il buon senso non ha appartenenze politiche

Quando si tratta di costruire un futuro che come punto di riferimento ha un passato a tratti bello o brutto che sia, è da quest’ultimo che si dovrebbe comunque imparare, mostrando e spiegando le verità accadute a chi non le conosce e dove con coscienza, ci si regolerà di conseguenza per non doversi vergognare ancora e tornare al punto di partenza.

Per essere ottimi rivoluzionari, bisogna essere anche ottimi riformisti.

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