Covid? No, la nequizia del gerente

Inutile darvi link e link di articoli che parlano di quanto sia stato fatto a due anni dall’emergenza covid. La nostra posizione in merito è ormai conclamata da tempo e quella di diverse testate si allinea per questioni di mera visibilità intrinseca, dimostrata più e più volte. Pochi, nell’odierno, fanno sincera informazione senza alterare il proprio incedere professionale.

Ma una riflessione sembra opportuna, su Alessandro Di Battista: l’ex M5S si è espresso sull’inizio dello scontro fra Di Maio e Conte, dove il primo, dalla piazza, parla di fallimento della leadership e l’altro replica che chi parla di fallimento era ministro e dovrà chiarire se all’epoca dei fatti condivideva l’agenda politica, visto che era per l’appunto ministro. Insomma, nato da una seppur nobile intenzione, siamo passati dal cambiare il sistema a diventare il sistema, se vogliamo anche peggio del precedente, per poi finire ad una vera e propria guerra tra poveri, anche se di povertà qui, almeno economicamente, ce ne sia ben poca.

Infatti parliamo di povertà nella preparazione politica, di scarso senso della responsabilità e di zero dignità. Lo ripetiamo meglio così ce lo ricordiamo bene: ZERO dignità, su tutta la linea.


Veniamo all’equanime Di Battista ed alla sua posizione in merito alla vicenda: “E’ vigliacco mettere oggi sul banco degli imputati l’ultimo arrivato che al netto di idee diverse su alcune questioni considero persona perbene e leale”. Ecco: mai fu tanto precisa l’affermazione, per tanti motivi che vanno al di la dell’affermazione stessa e di conseguenza non è un caso che l’unico vero M5S sia opportunamente eliso dal movimento: i conti tornano.

Primo fra tutti il fatto stesso di avere chiunque al comando in un momento così particolare e tragico della nostra esistenza su scala globale: qualsiasi potesse essere la persona, essa non avrebbe avuto nemmeno un punto di riferimento in quanto non c’è un punto di riferimento. Questo evento pandemico non è mai esistito e di conseguenza nessuno lo avrebbe potuto né prevedere con precisione e né tantomeno contenere. Certo, il nostro piano pandemico, come tante procedure, era “all’italiana” ma questo però non deve farci pensare che quantunque ne avessimo avuto uno aggiornato, avremmo potuto imbrigliare la faccenda e pilotarla secondo le nostre necessità.

Chi lo sostiene sbaglia.

Possiamo prepararci al meglio per un dato evento, ma quanto questo accade, che lo vogliamo oppure no, veniamo sopraffatti dall’onda dell’emergenza e solo con il tempo e imparando velocemente dagli errori, si può uscire dall’impasse. Per cui, fosse stato Di Maio al posto di Conte oppure Salvini o lo stesso Zingaretti o chiunque, il risultato sarebbe stato pressappoco il medesimo, fors’anche con alcune sfumature ma sempre lo stesso.

Covid? Un vago ricordo

E la realtà dei fatti è che gli stessi organi di informazione che nel mentre ponevano in luce i nuovi guru della scienza e i politici eroi, il governo dei migliori o come dir si voglia, si preparano ora a sotterrarli nel nome dell’informazione stessa, evidenziando regole che però prima non valevano, nel nome “di un nemico invisibile” e per il quale “non era il momento di fare polemiche” . E questo i politici non lo hanno ancora compreso. Solo chi, con trafugata arguzia, si è nascosto dietro una luce riflessa è rimasto a galla, seppur responsabile di tutto il resto.

Insomma, chi prima agitava il “bollettino” col numero dei morti ora è lo stesso che dice “smettetela di terrorizzare le genti!”. Il carrozzone che prosegue, con i suoi fanti e i suoi re trova ristoro e giudizio laddove si individui un nemico comune, che prima era il virus e poi il non vaccinato, per poi tornare al nessun tocchi Caino, perché anche Caino vota.

Fatevene una ragione: date alcune scelte scellerate che ci hanno depauperato il già striminzito tempo che avevamo per salvare tante vite, la burocrazia prima, regole dettate “di pancia” dopo e altra burocrazia alla fine, ci hanno portato al fare una analisi post mortem di una cronaca nera già annunciata: ossia che a tanti l’emergenza covid non fregava nulla.

Un serpente a due teste che mordono la stessa coda

Ora, lo stesso gruppo di persone che volevano cambiare il sistema in favore del popolo, fra le quali c’era davvero gente che avrebbe voluto farlo e magari lo avrebbe pure fatto, prima di contaminarsi o doversi contaminare per forza con scenari ai quali non erano preparati, si scorneranno come cervi nel bosco, laddove l’obiettivo è rimanere in piedi, senza comprendere che a breve diverranno tutti un timido ricordo del passato, da usare rigorosamente come esempio negativo.

Come è giusto che sia, in quanto la moralità di un’azione si giudica dalle conseguenze.

Orbène, da questa lezione abbiamo imparato due cose molto importanti: la prima è che l’italiano è comunque dotato (ancora) di una forte speranza nella pulizia civica, che sogna personaggi candidi che non si aggirino nei corridoi del potere con le più brutte intenzioni; questo ci fa onore e dovremmo esserne orgogliosi: gli italiani sono brava gente. Purtroppo la seconda ci va un po’ contro, perché lo stesso italiano non ha purtroppo compreso le basi della politica, che non è diversa dagli altri Paesi e che consta nell’educazione civica propria dei cittadini, i quali se non cambiano atteggiamento verso il proprio modus operandi, continueranno ad eleggere una classe dirigente che rappresenta lo specchio di quello che in definitiva è il popolo stesso.

E il risultato lo abbiamo visto, lo vediamo tutt’ora e lo vedremo ancora e ancora, se prima di esprimerci alle urne non approfondiamo le reali intenzioni di chi si propone di cambiare la nostra vita in meglio. Non è una questione di destra e sinistra, smettetela di ragionare in questi termini: è la libera scelta di decidere se è tutto quello che abbiamo o tutto quello che vogliamo.

La più grande responsabilità è quella che hai deciso di prenderti.

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