Greenpass: la libertà cessa di esistere? Macché!

Nessuna imminente dittatura: come sempre la scelta migliore era la semplicità.

Poteva sembrare, dopo tutto questo tempo, un effettivo rinforzo di coercizione pubblica, ma fondamentalmente si è trasformato invece, nel più clamoroso autogol della storia politica. Ma questa rete nella propria porta era in realtà pianificata.

Un giorno arrivò il covid

Quando partì tutto, le nazioni del mondo non erano pronte (e non lo sarebbero nemmeno tuttora) per un evento simile ed ogni Paese, a modo suo, ha reagito come poteva.

A noi italiani è capitato un governo fatto di avventurieri e bugiardi (non una cosa speciale, viste le nostre abitudini: il solito insomma) che mentivano sapendo di mentire i quali, senza saperlo, si sono ritrovati fra le mani un potere pressoché assoluto, alimentato ad alta voce dallo stesso popolo terrorizzato dai media che finalmente, spettacolarizzando il tutto, cominciavano a tornare alla bella vita di prima, dove si vendevano le copie a tutta forza.

Secondo stadio: l’assicurazione della continuità

I nostri eroi, fra frasi ad effetto atte a zittire i più scettici (“Questo non è il momento di fare polemiche!” “Questo non è il momento di parlare della libertà dei cittadini!” “Il nemico da combattere è invisibile!”) ed erogando DPCM che hanno la valenza di una mera circolare, confinavano i cittadini sui balconi a cantare Bella ciao! infondendo loro tutto quel calore che un tenero ma risoluto padre dimostra rimboccando le coperte con sguardo severo ma in fondo sorridente.

E così, senza saper né leggere e né scrivere, gli italiani si sono messi a vedere Maria de Filippi e Barbara d’Urso che offriva tutorial in diretta sul come lavarsi le mani, ripetendosi in testa uno dei soliti mantra che ci ha portato ad essere, da una delle nazioni più potenti del mondo a un Paese in pre-dissesto economico quasi da terzo mondo: tanto ci pensano loro.

E loro infatti, ci hanno pensato bene: mascherine in arrivo con procacciamento d’affari pari a vincite del superenalotto di alto profilo, blocchi di tutto in nome del niente, con la promessa di riapertura previo adeguamento a proprie spese che poi non è arrivata, mentre le bollette arrivavano precise ed infami, all’indirizzo di coloro i quali spostavano l’asticella dal “Io resto aperto” al “Io resto a casa” bestemmiando non sul come sia stata gestita la cosa ma sul proprio vicino di casa che esce solo per gettare la spazzatura.

E poi il banco a rotelle, perché avendo le rotelle può essere facilmente spostato, dato il peso pari ad pianoforte a coda, per distanziare gli alunni della classe. Pensate un po’: dopo il genio dei banchi a rotelle dal costo di svariati milioni di euro (95), sulle ali dell’entusiasmo erano previsti, per l’estate, anche pareti di plexiglass fra gli ombrelloni, per giocare a fare i polli in batteria di un’azienda di allevamento intensivo.

Terzo stadio: l’imposizione morale di prendere una posizione

E qui, il tirare le reti troppo presto ha portato i nostri salvatori a fare il primo errore: essi cercarono di veicolare l’orientamento pubblico verso quello che era “più giusto” e lo fecero attraverso giornalisti contaminati e conseguentemente compromessi da un pensiero unico che si scagliavano e che si scagliano ancora oggi pesantemente contro chi avesse dubbi e telegiornali che non hanno mai (nemmeno in data odierna) presentato un contraddittorio fatto magari da una semplice persona che esponesse un suo concetto diverso dal quadro comune. In questo modo, senza doversi necessariamente sporcare le mani scendendo in mezzo al popolo, si è depositato il seme della discordia, mettendo semplicemente una linea di cittadini contro l’altra, facendoli scornare fra di loro e vedersi la scena dal palazzo reale. Ma qualcosa è andato storto nel progetto: eh sì, perché questa roba potrebbe funzionare se le fazioni in gioco fossero tutto sommato bilanciate, mentr’invece il bombardamento mediatico atto a terrorizzare gli italiani ha partorito un consenso molto più elevato verso il governo e di conseguenza molto più basso verso il dubbio del buon operato del governo stesso. Da questo momento, ca va sans dire, la lotta contro il male e chi il male lo diffondeva, era già finita e quindi si doveva trovare qualche altro espediente per poter proseguire la propria esistenza politica in vista di elezioni.

Quarto stadio: lo stadio

Come facevano i grandi imperatori romani, quando i romani stavano cominciando ad incazzarsi sul serio? Semplice: aprivano il colosseo, ci buttavano dentro i cristiani a farsi macellare da bestie foroci e poi cominciavano con la trafila di grandi gladiatori che spaccavano in due con gli spadoni mentre gli schiavi sparavano sugli spettatori cannonate di pane e altre leccornie. E mentre il popolo era intrattenuto e non informato, l’imperatore in segreto preparava le riforme. Noi oggi abbiamo il calcio e in estate si sa, i virus stanno un po’ più per i fatti loro rispetto all’inverno, ma poi l’inverno sarebbe arrivato e il popolo italiano avrebbe pagato a caro prezzo l’invito del proprio governo a vivere un po’ per poi dargli del colpevole per aver vissuto; per intenderci meglio: un po’ come con Dio che ti dice sei libero di fare quello che vuoi ma poi ti giudico alla fine della tua vita. Perché che tu lo voglia o no, il tuo Dio ti ama.

Quinto stadio: la fine della sinistra e della destra

Qui il popolo non è menzionato in quanto non è più importante in un contesto di scelte per le quali il popolo stesso si andrà ad allineare comunque, che lo voglia o no.

Tutto quello che è accaduto dal passato ad oggi non è fonte di un complotto mondiale atto a far nascere una nuova tipologia di dittatura come non è nemmeno mancanza di precisione o competenze e per fortuna, gli introiti di liquidi e lo schizzare in alto delle azioni in borsa di grandi case farmaceutiche lo dimostrano in maniera incontrovertibile.

Però c’è un però: si è fatto come si doveva fare, fra notizie vere e leggende per portare chi, per la propria salute e quella dei suoi cari, è andato ad iniettarsi un qualcosa per il quale si è anche dovuto firmare un documento che esonera da ogni responsabilità chiunque lo abbia messo sul tavolo, facendo oltretutto da cavia ad un siero sperimentale che si sa non coprire al 100% e quindi potersi ammalare comunque o anche infettare qualcun altro.

Si prometteva una riapertura in cambio di adeguamenti e invece ci si è ritrovati a spendere quei pochi soldi rimasti per riceve il niente.

Ci si è ritrovati a sentirsi dire “presenta il tampone” anche se si è vaccinati e stare in un bus senza nessuna regola reale di distanziamento, mentre poi al bar accade l’esatto contrario.

Ecco che ad un certo punto, qualcuno interviene

E ad un certo punto, Draghi, esperto in economia, capisce che se un dottore in diretta tv dice che chi si ammala e non si vaccina non dovrebbe avere diritto alle cure, non può fare la differenza di fronte ad un motore economico che è molto più complesso di un virus che in realtà non uccide il 95% della popolazione, mentre avere le saracinesche chiuse sine die, uccide il 150% della popolazione, ossia uccide anche quelli che devono ancora arrivare.

Draghi, il vero salvatore della patria, a questo punto, ordina il greenpass e conclude il capitolo più buio della nostra storia attuale, mettendo in atto la strategia di finta dittatura che quasi aveva ingannato anche alcuni di noi più esperti.

Greenpass: è tutto quello che hai o è tutto quello che vuoi? Entrambi!

La manovra è perfetta: stato di emergenza fino al 2022 per dimostrare l’attenzione e poi regole basilari che dimostrano la mano ferma, severa ma giusta: obbligatorio per mangiare nei ristoranti “al chiuso” e consumare al tavolo ad esempio dei bar; spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi; musei, luoghi della cultura e mostre; piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, solo a chiuso; centri culturali, centri sociali e ricreativi al chiuso; sagre e fiere, convegni e congressi; centri termali, parchi tematici e di divertimento; attività di sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò, concorsi pubblici.

Quindi, da buon economista, Draghi mette in atto, attraverso un semplicissimo codice a barre denominato qrcode, lo stratagemma per far rimanere tutti aperti e fruibili, alla sola condizione del presentare questo documento, senza nemmeno avere il problema del vaccino perché con un tampone rapido effettuato nelle 48 ore precedenti si è senza “macchia” e si potrà quindi accedere a strutture dove le persone vivono normalmente.

A questo si aggiunge il fatto che resta difficile, ad esempio con una sagra, che le forze dell’ordine mettano in atto un vero e proprio controllo a tappeto come fosse un’operazione antidroga no? Come resta difficile anche che un ristoratore possa permettersi di chiedere documenti ad un cliente proprio perché il ristoratore stesso non è un agente di polizia.

Come va finire quindi?

Va a finire che quando c’era Conte, elicotteri inseguivano persone mentre gli altri erano reclusi in casa, mentre ora che c’è Draghi, o vi fate un vaccino o vi fate un tampone, la vita comunque continua, anche se leggermente diversa da come che la ricordavamo.

Draghi vi può piacere oppure no ma in realtà il focus è stato centrato e si è raggiunto un equilibrio dove tutti possono coesistere con una democrazia garantita dove chi si sente più tranquillo con il vaccino decide di farlo e chi invece decide per il contrario non lo fa, senza nessuna discriminazione.

E per inciso: il vaccino “sperimentale” in realtà qualcosa di buono ce l’ha: non vi garantisce l’immunità, questa è una inesattezza, ma comunque è in grado di arrestare un esordio violento e devastante che potrebbe colpire chi è realmente in pericolo e come dice Draghi “L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire” vale per quelle determinate categorie che possono essere di tutte le età, dove quindi, di conseguenza, la delinquenza di alcuni è quella di fare “numero” andando a toccare chi poi fondamentalmente nonne avrebbe proprio bisogno e senza nemmeno guardare ad anamnesi che potrebbero dimostrare proprio che non dovrebbe farlo. E qui qualcuno dovrà ammettere le proprie responsabilità.

Per cui ora è tutto più chiaro e sarebbe dunque da incoscienti non possedere il greenpass perché l’articolo 32 della costituzione (ossia il decidere o meno di curarsi su una malattia) è stato garantito e di conseguenza mantenersi su questa linea darà la possibilità a chi lavora di incontrare meno difficoltà di gestione mentre i cittadini, vaccinati e non vaccinati (soprattutto gli ultimi) potranno sentirsi liberi di vivere i propri diritti di scelta. Quindi un tampone, a queste condizioni, per chi era davvero scettico su tutto, ora lo si potrebbe fare tranquillamente.

Ora…E’ tutto risolto: non c’è bisogno di avere paura.

Condividi