Cafone: una volta era solo un cafone

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Ritratto di un contadino di Ivan Kramskoy

Incivile e rozzo, ignorante e zotico, insomma un cafone. Questo è il termine usato nell’odierno per indicare un soggetto tipicamente inurbano, tipicamente scortese nonché maleducato. Ma una volta era proprio così?

Da dove viene il termine cafone? Non è certo al 100% ma nella ricerca abbiamo trovato alcune possibili origini fra le quali quella più sicura.

Dal più antico di tutti: il greco

Kakophonos ossia “colui che parla male”: possibile che dal greco, tradotto come “cacofonos” e nell’importarlo nel nostro odierno sia stata troncata la “co” restituendoci “cafonos”. Ha una sua logica, ma è difficile che sia questa l’origine.

Anche la Roma antica ha qualcosa in merito

Un centurione di nome Cafo, rozzo nei modi e con seguaci al seguito detti “cafones”, aveva ricevuto in omaggio da Marco Antonio delle terre nei pressi di Capua per i suoi servigi contro galli e bretoni. Essendo rozzo e violento, fu ricordato dai campani, cultori della poesia, della musica e dell’arte ai più alti livelli, come un esempio negativo di alto profilo a tal punto da arrivare anche ai giorni nostri.

La probabilità che il centurione Cafo diede vita al termine cafone è comunque altamente improbabile, sebbene originale.

Un’ipotesi quasi attendibile: la fune

Intorno alla “fune” si possono raccogliere diverse probabilità:

Era normale infatti, fra il pieno ed il basso medioevo, osservare persone che si recavano ad una fiera per acquistare bestiame muniti di fune intorno alla vita o sulla spalla, fune che poi usavano per guidare l’animale fino alla propria dimora. Erano quelli “co’ ‘a fune”.

Era altresì normale, a Napoli, richiedere il servizio di trasloco ed osservare gli addetti ai lavori che estraevano mobili dalle case utilizzando appunto funi e carrucole. Erano “chill ca’ fune”.

Fondamentalmente basta poco per passare logicamente da “ca’ fune” a “cafune” e di conseguenza a cafoni.

E poi c’erano anche normali paesani che arrivavano in città per un grande evento di commercio e per paura di perdersi in tutto quel marasma, solevano legarsi fra di loro con degli spaghi, creando il più delle volte un po’ di confusione fra la gente del pubblico che rimaneva impigliata.

La stessa cosa la troviamo fra i pellegrini che andavano in visita ad un luogo sacro e avendo timore di non ritrovarsi e di rifare quindi un viaggio di ritorno in solitaria, si legavano fra di loro.

Questi esempi sono molto più logici degli altri, ma purtroppo, come spiegano anche gli studiosi di etimologia, nel napoletano ca’ significava “la” mentre il con sarebbe diventato ‘a o ca’ solo a partire dall’ottocento inoltrato.

Per cui, sebbene il “ca’ fun” poteva sembrare il più logico di tutti, non è il più certo ma si pone saldamente al secondo posto di questa ricerca.

Il cafone: è un contadino che zappa

Cafone deriva da “cafare”, invero “cavare” e nello specifico, zappare.

Ad affermarlo per primo è stato nel secolo scorso il glottologo Carlo Salvioni, accettata in seguito sia dal “LEI” (Lessico etimologico italiano) che da Alberto Nocentini anch’egli glottologo, nostro contemporaneo che ha insegnato per oltre quarantacinque anni Glottologia e Linguistica generale all’Ateneo fiorentino.

In pratica il termine cafone nasce fra i dialetti meridionali e si è trasportato al nord durante l’unificazione, estendendosi a tutta la penisola.

Nel contesto della fonetica, il passaggio dalla v alla f è fenomeno abituale nonché costante fra le regioni meridionali e infatti in calabrese o in lucano o anche in napoletano cafuni o cafà o lo stesso cafone, indicano una cavità, un solco o comunque la terra che viene rivoltata, zappata.

E la certezza ci viene anche dal greco skaphos (fossa, alveo) che poi è è diventata “scafo” di una imbarcazione che si ricavava per l’appunto scavando il legno in modo da collegarlo agli altri componenti che avrebbero poi formato la barca.

Ad ogni modo, se non nel presente indicassimo un tronco “cavo” nel passato i nostri avi avrebbero detto “cafo“.

Il suffisso ONE

Compreso quindi il termine cafo non ci resta che aggiungere una cosiddetta coordinata deverbale, ossia un aggettivo o un sostantivo deputato ad indicare l’abitudine o anche l’esagerazione nel compiere un’azione espressa dal verbo in considerazione.

Chiacchierone ne è un esempio, come anche giocherellone o imbroglione, considerato quindi, come detto, un verbo il suffisso ONE introduce all’azione continuata nel tempo di quel verbo.

In conclusione

Cafare è l’attuale verbo scavare una cafa, ossia una cavità, un solco: il cafone è chi scava il solco.

Il cafone era un contadino che zappava la terra, rivoltandola in un solco.

Quando noi oggi indichiamo un contadino che sta zappando, probabilmente una volta si sarebbe indicato un cafone intento a cafare una cafà.

Se avete un orto o un vaso, probabilmente siete cafoni pure voi.

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