Immigrati: ipocrisia, ignoranza e paura del “diverso”

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In seguito agli ennesimi sbarchi a Lampedusa, si è constatato da parte del Governo che i guardiacoste locali, ossia le unità africane deputate al pattugliamento, non hanno rilevato attività anomale e di conseguenza l’hotspot di Lampedusa ha raggiunto quota 1400 in cinque sbarchi nel giro di nemmeno un giorno. E da qui vale proprio la pena di fare delle considerazioni su Luciana Lamorgese ed i suoi colleghi. Chiunque di noi, se si trovasse in “cabina di regia” verrebbe comunque sopraffatto da un fenomeno che non può contenere per tanti motivi, alcuni dei quali legati ad un passato dove probabilmente per alcuni ingordi hanno pagato tutti gli altri e come aggravante, l’Europa, riflettendoci, non ha abbandonato l’Italia, bensì la sta trattando esattamente come merita di essere trattata. Va da sé che, se la classe dirigente non si punta bene su alcuni argomenti, tutti gli altri esterni ma comunitari hanno chiaramente altro a cui pensare. Se foste tedeschi, sinceramente, vi dedichereste alla causa italiana dove corruzione, giochi di potere oltre la decenza e dilagante inciviltà hanno distrutto una delle nazioni più belle del mondo? Siate sinceri con voi stessi: questo è davvero un Paese unito che si muove realmente verso lo stesso obiettivo? Fermo restando che il diritto alla vita e all’affermazione della propria realtà lavorativa e culturale non si dovrebbe negare a nessuno, l’occasione, per meglio dire, non la si dovrebbe mai negare a nessuno. Dove risiede il principio di civiltà quando apriamo le porte a qualcuno che viene da fuori per poi stiparlo come polli in batteria, ghettizandolo e negargli poi la possibilità reale di integrarsi?

E’ solo questione di visibilità personale

La facilità del parlare di aiuto, di accoglienza e di politiche atte all’integrazione impatta con la realtà dei fatti: un costrutto posticcio dove il politico di turno o qualche becero opinionista in tv si batte per una causa che non solo nemmeno conosce a dovere, ma in realtà nemmeno gli interessa più di tanto. Chi per questioni di visibilità elettorale, chi invece per continuare ad esistere sui media, tutti concorrono sinergicamente a parlare di come sarebbe meglio per un immigrato senza chiedere fondamentalmente proprio all’immigrato di cosa potrebbe avere bisogno, anche perché se lo si facesse, si scoprirebbe che questi dopo tutto chiede cose semplici e quindi finirebbe il gioco. E poi c’è la paura, l’essere vigliacco di fronte ad un fenomeno che dapprima si è lasciato partire perché sottovalutato ed ora si teme per la propria esistenza, non solo lavorativa. Sì, diciamocela la verità una volta per tutte: alcuni italiani che hanno in mano un potere senza limiti, hanno paura di doversi scontrare con un problema che essi stessi hanno generato e si girano dall’altra parte parlando di compassione e civiltà senza però poi attivarsi ed agire come si conviene.

E la domanda torna, inesorabile: dove sta la civiltà quando permetti a gente senza scrupoli di massacrare, di stuprare e uccidere persone che cercano di salvarsi da una vita già devastata? Dove si trova la civiltà che tanto piace avere in bocca ai salotti in tv, quando dopo il barcone lasci una mamma e suo figlio dentro una stanza per mesi senza preoccuparti di dove andrà a finire, di cosa sarà di loro? Già, si delegano le associazioni, le cooperative, perché tanto sono ben pagate dalle stesse persone che poi si scontreranno con alcuni stranieri che non conoscono le regole (perché nessuno ha pensato di fargliele conoscere).

Un posto a tavola non si nega a nessuno è la nostra patria è stata fondata da un immigrato se vogliamo; non credete pertanto a coloro i quali vi dicono “non c’è lavoro per noi, figuriamoci per loro!” perché in realtà il lavoro c’è, e anche la ricchezza, ma è chiaro che se chi l’amministra guarda ai propri vantaggi e indulge in certi appetiti, l’economia si sbilancia e il resto della realtà la vedete tutti fin da subito. E’ chiaro come il sole che quando, in tempi di elezioni, votate chi vi promette il lavoro che poi questi vi alzerà le tasse per permettersi di mantenere voi giusto il tempo che gli serve per salire.

Personalmente non temo lo straniero, come non temo di vivere in una città o in una nazione multietnica, in un contesto cosmopolita, dove culture differenti si intrecciano e coesistono. Personalmente, non ho paura del diverso perché in fondo se si vuole appurare una diversità non serve andare in Africa o in Asia, basta muoversi per un condominio e constatare personalmente quanto il tuo vicino di casa, orgogliosamente italiano da 30 generazioni (che fa ridere solo a dirlo perché allora dimostra di essere già in partenza non italiano), potrebbe pensarla in maniera completamente diversa da te.

Pregiudizi stupidi che vanno approfonditi

Quando qualcuno che conoscete vi dice “Porto al lavorare Muhammad…Ma lui è bravissimo”, come a chiarire, a scusarsi di un qualcosa, alla stregua di un cane pitbull quando però si precisa “no lui è buono puoi accarezzarlo” perché a prescindere il Pitbull è assassino per costituzione. Questo non è razzismo, invero, è solo ignoranza.

Però poi quando “Mario” manda la palla in rete ci piace vero? O se lo straniero scende da un jet privato (tipo Lewis Hamilton campione di Formula1) anche meglio, lui non è diverso, lui è ok.

Cazzate e improbabili scuse su croci e mezzelune, un possibile conflitto per via dei testi sacri, l’assurdo timore che nostra figlia torni a casa in cinta di un africano, lasciare che si costruiscano moschee perché altrimenti ci fanno saltare con le bombe per poi recitare rosari “riparatori”, pensare di dover stare ben attenti a quello che si dice perché i nostri cari potrebbero rischiare la vita: ma voi davvero pensate che a un musulmano medio o magari manco tanto praticante (esattamente come tanti noi “cattolici” che a messa la domenica non ci andiamo praticamente mai) possa fregare qualcosa di tutti i film che vi fate in testa? Muhammad a fine serata fa la chiusura di cassa e se ne va a casa a guardarsi amici di Maria, per quanto vi sembri strano perché la testa non ci arriva a capirlo.

Razzismo al contrario

Chi di voi non ha mai assistito a seri discorsi su “loro”, dei quali si fa a gara per dimostrare la propria civiltà al punto tale di affermare che alla fine “loro” sono definitivamente migliori di noi? Una cosa ridicola che finisce per offendere tutta, per l’appunto, la razza umana. Mi fa un po’ pensare a quando si è a un tavolo tutti maschietti e poi arriva una donna e tutti, di colpo, seppur venuti da discorsi semplicistici e divertenti, cominciano a fare gli splendidi, a prodursi in concetti umanistici di alto profilo, quando poi la ragazza in questione voleva solo una birra e pensare ai casi suoi. Vedete, il solo pensare ad un’altra razza fa di voi realmente una razza a parte, perché di razza in realtà ne esiste una sola, senza terre e confini.

Fatevene una ragione: il problema non sono gli immigrati

Le ragioni per le quali non siamo pronti a comprendere risiedono nel fatto che non siamo stati educati a comprendere: il non fidarsi a prescindere, il non accettare qualcosa che è relativamente diverso da come siamo abituati a vederci, la necessità di essere uniti contro un invasore armato di giubbotto di salvataggio e gommone forato e la vergogna di tenerselo per sé quando si va in tv a mentire dicendo l’opposto, fanno di alcuni di noi un popolo piccolo piccolo che non riesce a generare una classe politica all’altezza in primis del Paese, e quindi non riesce a farlo crescere e, in seconda analisi, ad essere deriso e discriminato dagli altri Paesi occidentali dove questi “diversi” esistono da decine e decine di generazioni, praticamente da mille anni prima di noi.

La prova del nove

Quando poi avete a che fare, per lavoro o amicizia in generale, con Muhammad, cominciate a realizzare la vera differenza vergognandovi, in silenzio, di un qualcuno che vi accetta per come siete. Nasce così un’amicizia “senza confini”, dove pochi hanno il coraggio di dire quello che pensavano prima. Ma è comunque un buon inizio, anche se vi bastava pensare ai bambini che questo problema non se lo pongono proprio, dimostrandovi che siete realmente fuori dal contesto.

Per essere adulti, bisogna possedere la compassione e se “gli altri” stanno arrivando qui, anche questa è una conseguenza di nostri azioni passate, noi abbiamo un ruolo in questo fenomeno.

Se le cose non vanno bene non date la colpa allo straniero, non date la solita colpa a qualcun altro, quando per qualcuno del nord solo la parola napoletano (dove Napoli duemila anni fa già conosceva il canto e la recitazione) mette angoscia, eravate razzisti già da tanto tempo prima che Muhammad o Said avessero osato mettere piede in Italia.

Perché l’Italia, in realtà non esiste: è un mix di tanti popoli che insieme hanno creato uno dei posti più belli del mondo, che hanno poi rovinato introducendo la superbia di un popolo che ha dimenticato le proprie origini.

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