La realtà è che non sappiamo la verità e non lo possiamo nemmeno dire

Prima era rischio zero, poi lo stesso popolo è insorto contro sé stesso a livello globale. Ma adesso sappiamo anche che non c’è bisogno del tampone negativo per essere giudicati guariti dal covid-19.

Un qualcosa di quasi invisibile è stato in grado di far implodere la nostra imponente civiltà utilizzando paradossalmente le nostre stesse leggi, la burocrazia e la mal riposta fiducia nelle istituzioni che promulgano leggi “che quasi funzionano”, imponendo il silenzio attraverso il metodo coercitivo a mezzo denunce e per chi è stato più fortunato con la sola frase “non è il momento delle polemiche!”.

Il virus esattamente come l’inquisizione: attraverso il dubbio

Vi ricordate il nostro articolo dell’OMS dove Maria Van Kerkhove dovette ritrattare proprio lo stesso argomento? E gli scienziati coreani che lo dicevano da aprile? Bene: oggi “i nuovi positivi” potrebbero non avere una carica virale talmente forte da poter infettare scaraventandoci tutti in una nuova ondata pandemica con lockdown al seguito. Pochi mesi fa però, anzi, l’altro giorno a Napoli eravamo tutti incoscienti: gente inseguita e multata, persone che uscivano di casa solo per filmare altre persone che uscivano di casa. Siamo stati messi gli uni contro gli altri distruggendo quello che tanto osannavamo: i cari valori morali che cadevano come mosche mentre ci siamo e ci stiamo guardando ancora con il dubbio di avere un amico con un nemico dentro.

A pochi giorni dopo la eliminazione dell’obbligo di distanza di un metro sugli aerei, conditio sine qua non sia installato un “filtro” di depurazione dell’aria (che nei bar per ora non sembra previsto) torna il dibattito con nuove scoperte che declassano i “nuovi positivi” (perché ora che il calcio sta per ripartire si scopre anche che alcuni positivi sono di serie B mentre altri di serie A) da untori a semi-untori.

Guai a fare la domanda che non si deve fare

Quello che nei giorni del “restiamo a casa e andrà tutto bene” ci siamo sempre posti e che temiamo di argomentare anche con le persone che conosciamo da tanto, il pensiero che ci ha sempre violentato la mente ma che non si può e non si deve approfondire, come in Harry Potter dove non si poteva nominare “chi sai chi”: si muore per il coronavirus o si muore con il coronavirus? Il covid-19 è in grado da solo di uccidere o va ad aggravare un organismo con patologie già esistenti?

Una cosa è certa: attualmente, allo stato dei fatti, il coronavirus è stato in grado di uccidere anche chi non è affetto: basti pensare a tutti i malati messi in secondo piano rispetto alla priorità pandemica.

E a questo punto la vera è domanda è: qualcuno di questi non infetto è stato inserito erroneamente nella statistica dei decessi da coronavirus? Tutti questi numeri che abbiamo letto e che leggiamo rappresentano una realtà indiscutibile?

Non avrete la risposta, almeno per ora, a nessuna delle due domande

Ma ricordatevi che L’Istituto Superiore di Sanità usa generalmente la dicitura  “pazienti deceduti positivi a COVID-19” non attribuendo ma nemmeno presente nello smentire se la causa di morte sia da attribuire direttamente al coronavirus.

A tal proposito, potete leggere questo rapporto ufficiale e la sua presentazione in oggetto alla statistica, dove sono presenti anche le patologie pre-esistenti nei pazienti deceduti.

I complimenti a chi invece di passerelle si è dedicato alla ricerca e ci è pure morto, sono inutili?

A questo punto verrebbe da pensare che sia inutile scrivere di chi ha condotto ricerche e congratularsi con il lavoro svolto, sapendo che le stesse ricerche possono essere soppresse convertendo grandi persone da eroi a nuovi nemici e vice versa semplicemente perché “le correnti” cambiano direzione in luogo di nuovi punti di vista atti ad indulgere in certi “appetiti” che il mercato “libero” necessita.

La verità è che non sono soltanto eroi: la scienza è stata violentata prima dalla burocrazia e poi dagli interessi economici, ma un attimo prima di immolarsi ha cercato comunque di proteggerci dapprima dal virus e poi da noi stessi e dalle nostre paure sapientemente “veicolate” da chi è “in buona fede”.

Probabilmente noi italiani che ci indigniamo per tante cose e poi litighiamo e poi facciamo la pace, nel tempo comunque ci rimettiamo in discussione perché la paura ci può far nascondere per un po’ ma la verità fa parte comunque del nostro dna italiano.

Alla fine di tutto, noi ci ricorderemo di come queste persone sono state condannate dal loro stesso senso del dovere, come martiri al lavoro, in una sanità alla quale hanno tagliato prima i fondi e poi incolpata di non essere pronta all’evenienza.

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