Mose: era troppo bello per essere vero

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Vi ricordate il nostro articolo di tre giorni fa?

L’eroe metallico dal nome biblico che piace a tutti, partito dal lontano 2003 fra scandali e notizie di corruzione e poi di nuovo scandali, in un susseguirsi di cifre mostruose messe a disposizione per un sistema di 78 paratie ormai piene di ruggine e che si posano su un fondo instabile e che non offre una buona possibilità di pulire dove le paratie stesse vanno ad alloggiarsi quando riscendono.

Sembra quasi uno scherzo

Già in partenza non si riesce a capire come un prodigio della tecnologia non sia stato costruito in materiali che non possano essere aggrediti dalla ruggine e soprattutto come sia possibile che una struttura così complessa, concepita per stare sul fondo ma quasi impossibile da pulire proprio sul fondo, rischiando che addirittura uno dei suoi componenti non riesca nemmeno a risalire perché incastrato dai sedimenti.

Ma comunque così è stato deciso e così è stato di conseguenza costruito: e ora qualche paratia, sembra una mezza barca adagiata su un fianco come quei natanti che hanno imbarcato acqua e attendono di scomparire negli abissi o essere trainate a riva.

Il Mose non si è alzato

Il Mose non si è alzato: 110 centimetri (leggasi un metro e 10 centimetri) di onde incazzate non bastano agli dei, ce ne vogliono 130 per svegliare il titano arrugginito, dopo che circa il 50% della città sia andato sotto una colata di melma e di acqua sporca che si insinua nei locali, nelle chiese e nelle piazza principale.

Si alza a 130 centimetri il Mose, quando la città è sotto l’acqua del 70%

Serve dirlo “a che serve?”

Una cosa da 150-200 milioni che ci costerà all’anno per manutenzioni che poi, fra fondali, danni e la mancanza di una cabina di regia unica (già, non c’è nemmeno una sala comandi), si rivelerà inutile, lascerà addirittura spazio ad una campagna di smaltimento? In questo caso la realtà ancora una volta supererà la fantasia, in un Paese dove nel bene o nel male non manca mai di stupire proprio per la fantasia e l’inventiva.

Ecco come sono andate le cose

Quella dell’altro giorno era in pratica una passerella e quando Venezia tornerà a registrare i danni o affonderà come Atlantide la colpa sarà solo del mare.

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