Neonato forse gettato dal quinto piano: trovata la madre

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Trapani: è una minorenne la madre del neonato trovato nei pressi dell’atrio di un condominio con il cranio sfondato e il cordone ombelicale ancora integro. Era in un sacchetto di plastica, di quelli per la spesa, e potrebbe essere stato lanciato da una finestra del quinto piano. Gli agenti sono risaliti alla ragazza, la quale ha confessato immediatamente che alla base del folle gesto vi era il timore di dire ai genitori che era incinta. I genitori dal canto loro non erano a conoscenza della gravidanza che potrebbe essere stata nascosta dalla corporatura della ragazza.

Una tragedia che non vorremmo mai leggere e che accade spesso quando alla base non c’è un dialogo, come in questo caso fra figli e genitori e che portano i primi a gesti folli come il suicidio dopo una marachella forse anche sciocca o, in questo caso, ad un omicidio consumato nella fretta di sbarazzarsi di un qualcosa che è in realtà un altro essere vivente, pensando di gettarlo via a pochi metri come se fosse un altro universo sconosciuto: questo dovrebbe farci comprendere che non c’è una vera e propria cattiveria nel gesto stesso ma una errata visione della vita in genere e dei valori da seguire. A farne le spese oggi è stato un neonato chiamato alla vita ma spento dall’ignoranza della società che non insegna, che non ci chiede se siamo felici ma al contempo ci giudica quando siamo fragili e compiamo un gesto disperato: perché se qualcuno avesse spiegato a questa ragazza che sarebbe bastato un parto anonimo all’ospedale, il piccolo sarebbe nato e affidato a qualcuno e lei avrebbe proseguito la sua esistenza. La domanda ora resta se è vero che nessuno, fra parenti e amici, non sapesse davvero nulla, con l’aggravante del fatto che se qualcuno sapeva e non si è fatto avanti per affrontare la questione, siamo davanti ad una tragedia nella tragedia: il silenzio del “non sono affari miei”.

Bastava solo che qualcuno dicesse “siediti un attimo che dobbiamo parlare”.

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