Obbligo vaccino: l’ultimo disperato tentativo di una masnada di beceri

Un pensiero tout court che (si spera) funga da spunto per gli attuali politici, i quali sapendo di occupare uno scranno che non appartiene loro e di conseguenza sapendo di non avere nulla da perdere…E quindi infischiandosene del fatto di risultare impopolari. Quando si sa di perdere tutto a breve, non si ha più il problema di dove far nulla, eccetto quello della responsabilità attuale.

Ecco come nasce “la delega”, che tanto piaceva anche all’ex presidente Conte che affermava “la politica abdica in nome della scienza”, quella scienza contaminata dai riflettori che ci presentava un soggetto che in scala di credibilità scientifica denominata index “galleggia” al timido livello 26 e che suggeriva “Propongo una colletta per pagare ai novax gli abbonamenti Netflix per quando dal 5 agosto saranno agli arresti domiciliari chiusi in casa come dei sorci“.

Ed ecco come la delega viene raccolta da chi, da Ministro, prepara anche un libro che poi deve frettolosamente ritirare dal commercio per evitare una delle figure più brutte nella storia della politica. E poi banchi con le rotelle, talmente folli da sembrare uno scherzo, provvigioni milionarie per scatole di mascherine nemmeno a norma, aperture alla “vita normale” per poi accusare chi ha vissuto normalmente, minacce di segregazione, discriminazioni, promulgazioni di DPCM che valgono quanto una circolare che imposte al popolo ignorante sono viste come vere e proprie leggi con tanto di “Non si consente” allegato da dirette Facebook.

Si potrebbero elencare tante di quelle cose in termini di negatività e cattiveria nei confronti del popolo, ma basta ricondurle a due sole parole: biscottone italiano: il solito da quando il politico ha compreso che si possono gridare i propri diritti mentre di nascosto si cercano le eccezioni.

Cosa è accaduto e cosa accadrà

Il discorso è tutto sommato semplice: per non prendersi una responsabilità di alto impatto che potrebbe danneggiarli in maniera severa, i politici attuali scaricano sul popolo tutta la frustrazione di non potersi fare i loro soliti sodalizi fatti di larghe intese e per alcuni di indulgere in certi appetiti.

E come lo fanno? Semplice anche questo: instillando nei cittadini la consapevolezza di avere di fronte altri cittadini che tecnicamente non dovrebbero godere dei loro stessi diritti, in quanto quest’ultimi hanno deciso di non usufruire di un vaccino, tutto sommato imposto, per tanti motivi, in maniera errata.

Purtroppo questa classe dirigente non ha compreso, in quanto evidentemente inadeguata, che ponendo in essere due correnti di pensiero e cercare di spingere ad uno scontro le due fazioni non sortirà l’effetto desiderato. E lo si vedrà a breve.

Stiamo assistendo ad una prova tecnica di regime che però non arriverà: e c’è un motivo

Se un cittadino sceglie di vaccinarsi, opera questa scelta avvalendosi dell’articolo 32 della Costituzione.

Se un cittadino sceglie di non vaccinarsi, opera questa scelta sempre avvalendosi dello stesso articolo.

Ora: cosa recita effettivamente questo articolo?

Eccolo: 𝐋𝐚 𝐑𝐞𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐝𝐮𝐨 𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀, 𝐞 𝐠𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐜𝐮𝐫𝐞 𝐠𝐫𝐚𝐭𝐮𝐢𝐭𝐞 𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐠𝐞𝐧𝐭𝐢. 𝐍𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐨𝐛𝐛𝐥𝐢𝐠𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐮𝐧 𝐝𝐞𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐞𝐫 𝐝𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞.

La prima parte è quello che ormai abbiamo capito: si può scegliere se farlo o meno, mentre la seconda parte introduce ad una negazione di obbligatorietà, conditio sine qua non vi sia una legge che lo presupponga. In questo caso, quindi, se il Governo opterà per l’obbligatorietà lo farà secondo una legge ad hoc e nessuno potrà esimersi da essa.

Si chiama burocrazia

Si chiama burocrazia, un mostro che talvolta mangia sé stesso, ma tutto sommato importante per l’esistenza della res pubblica.

Resta però difficile pensare che a chi prosegua nella scelta di non vaccinarsi, possa essere negata l’assistenza sanitaria, in quanto essendo cittadino italiano e pagando le tasse, i suoi soldi sono implicitamente un fondo anche per la sanità stessa: quindi a chi fosse negata l’assistenza sanitaria dovrebbero essere risarciti tutti i soldi spesi nel passato, quando il cittadino non si è recato all’ospedale? Sarebbe un paradosso.

Questo mostro, pertanto, sembrerebbe incline a mettere gli uni contro gli altri, come fossero due facce di una medaglia, ma in realtà per la Costituzione, sono effettivamente la stessa faccia della medaglia, diciamo più su nord e sud ma comunque dello stesso schieramento.

Lo stesso mostro burocratico, quindi, si paleserà allorquando verrà invocato se il Governo deciderà per l’obbligatorietà estesa a tutto il popolo italiano, perché l’ormai famoso e al contempo famigerato articolo 32 della Costituzione, “prevede la possibilità di imporre un trattamento sanitario obbligatorio attraverso una legge determinando così un obbligo generale per i cittadini. Una legge di questo tipo sarebbe giustificata dai benefici documentati che il trattamento, in questo caso il vaccino, porterebbe alla comunità ed ai singoli”, come suggerisce il giurista Amedeo Santosuosso, professore di diritto, scienza e nuove tecnologie all’Università di Pavia in un articolo dell’Ansa.

Ma cosa accade poi?

Ecco, poniamo uno scenario eventuale, qualora il vaccino fosse obbligatorio: ora tutti i cittadini non vaccinati devono recarsi ai centri di somministrazione per il vaccino. Un vaccino è di per sé UN vaccino e non dovrebbe prevedere, logicamente, dei richiami, ma questo è vero in parte perché in tante occasioni si è dovuto ricorrere ad un richiamo e ancora oggi lo si fa perché è insito nella struttura procedurale della somministrazione stessa.

Questo porterebbe però i cittadini a vaccinarsi anche per coscienza fino al terzo richiamo, poi però le cose cambierebbero in maniera, diciamo, disordinata. Perché a tutto c’è un limite di sopportazione.

Nel caso di questo vaccino specifico però, abbiamo diverse difficoltà che, per natura burocratica stessa, rendono ostica una regolamentazione.

Problemi come ad esempio la realtà emergenziale che lo rende importante ma al contempo incompleto sul profilo statistico e, non essendoci una statistica realmente ufficiale in quanto definita totalmente, la manovra di obbligatorietà la rende molto impervia se non infattibile sul piano giuridico.

In questo caso, quindi, la giustificazione dei benefici documentati, decade.

Altri problemi potrebbero configurarsi proprio sulla base del monte richiamo: se ad esempio, come infatti è affermato, il vaccino non protegge al 100% ma non ci va nemmeno vicino, sebbene si parli di un 95% ma, ripetendo, non con una statistica definitiva, allora varrebbe anche la regola di impiegare più richiami e di conseguenza la legge dovrebbe essere ricreata secondo le specifiche diversificate di un eventuale variante che richiede una vaccino di richiamo diverso, perché il richiamo di ieri non teneva conto di una nuova variante e di conseguenza il richiamo di domani dovrà essere diversa, ergo la legge era specifica per una tipologia e non per l’altra.

E anche in questo caso, quindi, la giustificazione dei benefici documentati, decade.

Altri problemi di natura organizzativa potrebbero essere individuati nelle età dei soggetti per i quali l’obbligatorietà si faccia realtà giuridica: se la statistica che si riflette sulla percentuale della validità della medicina deve essere presa per forza di cose in considerazione, allora dovrebbe valere la regola stessa ma inversa, ossia le statistiche parlano di una mortalità bassissima se non nulla in alcune fasce di età, per cui perché obbligare tutti sulla base di una percentuale di riuscita, vera o parziale, ma non prendendo spunto alcuno dalla percentuale di inutilità?

In questo caso, la giustificazione dei benefici documentati non dovrebbe essere nemmeno presa in considerazione, mancando i dati effettivi.

Ecco ad esempio un altro problema: cosa accadrebbe se in un immediato futuro tutta la statistica venisse confutata da una realtà ben diversa sulla base di effetti collaterali rispetto ai benefici?

In questo caso, la giustificazione dei benefici documentati, prenderebbe proprio una brutta piega in relazione alle responsabilità di chi ha promulgato la legge.

E se si venisse a scoprire, come argomentano alcuni scienziati di indice molto elevato e quindi in possesso di credibilità elevata, che questo covid esisteva già nel 2019 e sebbene i ricoveri stessero salendo nessuno ha cercato di portare all’attenzione l’evento perché giudicato non di alta priorità emergenziale?

In questo caso probabilmente i cittadini, vessati da lockdown, discriminazioni e perdita delle loro fonti di reddito, probabilmente potrebbero insorgere.

Al tutto si potrebbe anche aggiungere lo scandalo sollevato dalle “Iene” del piano pandemico italiano fermo al 2006 e semplicemente “ravvivato” pochi anni dopo, con un mezzo copia/incolla, come dimostrato da quel servizio giornalistico.

L’interpretazione fuorviante dell’articolo 16

Infine, la logica procedurale di un contesto come quello del green pass è errata a priori: se il vaccino è gratuito e considerando l’articolo 32 che prevede la decisione o meno di richiederlo, perché il tampone non lo è? Nello specifico: per accedere in un dato luogo è necessario il greenpass, perché è obbligatorio, quindi perché se vaccinarsi è a costo zero e si può accedere al green pass mentre il tampone non è gratuito ma permette ugualmente di possederlo?

Il contesto surrettizio che introduce ad un obbligo vaccinale in questo caso è palesemente coercitivo senza esserlo de facto in quanto porta il cittadino, obtorto collo, a doversi sottomettere ad un ricatto che va a dimostrare una esclusività che emargina lo stesso e non gli consente pertanto di fruire di luoghi e servizi.

A tutto questo si è arrivati sfruttando una “falla costituzionale” data dall’articolo 16 della Costituzione, che recita: Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.

In realtà la questione di limitazione per motivi di sanità non dovrebbe esserci se i cittadini sono vaccinati e quelli non vaccinati posseggono un tampone negativo no?

E invece le cose non stanno così in quanto a monte vi è una chiara scelta politica di proseguire per questa strada, quindi l’articolo 16 è stato interpretato in maniera non conforme e successivamente anche violato nella sua seconda parte, ossia circa la restrizione per ragioni politiche.

In conclusione

Sarebbe opportuno comprendere bene e riflettere altrettanto bene sul fatto che il Ponte Morandi è crollato uccidendo 43 persone ed è stato ricostruito in 10 mesi dimostrando il “miracolo” italiano che tanto ci piace per riempirci la bocca quando parliamo di eccellenza nostrana.

Analogamente sarebbe altresì opportuno che vantarsi della propria velocità imponga di accettare il fatto che un piano pandemico vecchio di quasi 20 anni, aggravato dal taglio alla sanità, la quale successivamente è anche accusata di non dare il 100% nei casi più estremi ci ha portato ad osservare allo stato attuale 129 mila decessi e ci dimostra ulteriormente che il problema della nazione italiana non consta nella politica ma nel popolo stesso che nel tempo ha scelto di essere intrattenuto e non informato e di conseguenza ingenerando generazioni che non hanno compreso la differenza fra l’istruzione e la conoscenza.

La consapevolezza di una educazione civica che faccia bene ad un Paese, richiede coinvolgimento costituzionale, non socialità sui social. Ca va sans dire che purtroppo il politico è lo specchio del popolo, pertanto l’urgenza è quella di sperimentare l’esperienza del divenire un popolo responsabile e informato che sforni una classe dirigente coscienziosa e preparata.

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