Più lungo è il titolo, meno importante è il lavoro?

Forse la definizione migliore sarebbe “laurea super breve”, seppur avente (per ora in America) lo stesso valore di quelle erogate dalle università: è il programma “Grow with Google” che in seguito a corsi rigorosamente online e dalla durata variabile, rilascia certificati ufficiali non di frequentazione ai corsi didattici ma di veri e propri titoli fruibili.

Le due linee che fanno la differenza

“Per il tuo business o per la tua carriera”: Google suddivide in due linee differenti l’accesso ai propri corsi e stiamo parlando di un link ( https://grow.google/intl/europe )che punta al suo progetto con la dicitura “europe” quindi concepito proprio per il vecchio continente, indi per cui già pianificato in precedenza, anche se per ora i corsi saranno a partire da ottobre, esclusivamente dedicati agli americani e a breve anche nella nostra comunità.

Un progetto lontano che attendeva solo la scintilla

“Dal 2015 abbiamo aiutato milioni di persone a trovare un lavoro, a far crescere la propria carriera o impresa. Ora siamo qui per aiutare ad accelerare la ripresa economica attraverso la nostra tecnologia, strumenti e formazione; in modo che le imprese, le comunità e le persone locali possano crescere più forti, più velocemente e più resilienti”. Questo è quanto recita la pagina in questione e subito dopo c’è anche il portfolio delle aziende che collaborano al progetto, fra le quali, oltre a università e famose imprese, non possiamo fare a meno di notare il logo della TIM.

Sembra un’idea partita a sorpresa, complice il distanziamento sociale e la conseguente crisi economica mondiale, ma in realtà è un programma ben ponderato che va ad unirsi ,ma in maniera più ufficiale, ai tanti corsi che Google somministra già da tanto tempo per le proprie tecnologie che richiedono una conoscenza approfondita per potervici accedere e lavorare.

Travestito dall’intenzione di dare una svolta di modernità ad un concetto scolastico identico a come era più di un secolo fa, il programma “universitario” di Google sembrerebbe più mirare a chiuderle le Università, più che a svecchiarle.

Come funziona

Anche qui l’idea è molto intelligente: i corsi non sono per tutte le tipologie di laurea ma solo in specifici contesti che riguardano le professioni correlate al mondo digitale, insomma tutto ciò che ha a che fare con il futuro nel campo tecnologico; ma da rumors si rende evidente che a breve arriveranno anche le specializzazioni nelle materie “classiche”.

Si possono scegliere molte e più materie e quindi corsi diversi e per ognuno la sintesi esplicativa ha come valore aggiunto il compenso medio di un professionista di quel settore che si sta per intraprendere, in modo tale da farsi un’idea di quanto si potrebbe percepire in termini economici.

Alcuni corsi sono gratuiti, altri a pagamento e le tempistiche di rilascio sono in base alla propria attitudine e padronanza della materia: possono durare anche sei o nove mesi se “l’alunno” non passa i test e lo studio è interamente online con video e test.

Specifichiamo che i corsi sono “intensivi”ossia distribuiti per via del tempo così breve, in modo forte secondo il luogo comune di una volta: o lo capici o non lo capisci, ma a favore c’è il prezzo molto basso, quasi inesistente rispetto a quello che si deve sborsare andando in una università “fisica”.

Il vero punto di forza: qualità prezzo e tempo

Metre da noi con il vecchio modello dei 5, 6, 10 anni e una vagonata di materie che in tante occasioni non hanno nulla a che fare con la vera facoltà da trattare, in questo contesto googoliano la materia è quella: non c’è altro e si arriva a trecento dollari per un totale massimo di sei mesi poco più, a causa di problemi con i test, quando ve ne sono.

Quante volte nel frequentare un corso universitario o anche una scuola media o superiore, ci siamo chiesti “ma perché se faccio il classico devo studiare anche la matematica?” o in un liceo linguistico con il famigerato “progetto brocca” dove c’erano dentro la geografia astronomica, la biologia, la chimica e la fisica nonché il diritto, la domanda partiva spontanea “cosa c’entra la chimica o la biologia con lo studio delle lingue?”.

Quante volte per questo fatto, tante persone hanno abbandonato la scuola proprio perché non erano predisposte ad una disciplina che di fatti non rientrava nella scelta della facoltà ma si trovava comunque nell’iter didattico? La risposta la conosciamo tutti, questo è chiaro, ma abbiamo cercato, chi di noi è riuscito, di andare avanti conseguendo il diploma o la laurea, per ritrovarci poi a fare magari tutto il contrario di quello per cui ci siamo preparati.

Cosa accade dopo aver conseguito il titolo

Il risultato è, tradotto in soldoni, il seguente: impari sei mesi un mestiere (più o meno) e poi Google saprà già indicare quale azienda, fra quelle con cui collabora oppure che possiede, a valutare un’assunzione.

In pratica paghi per essere formato e poi assunto, direttamente o indirettamente da Big G, ma almeno paghi poco e studi poco se confrontato con il nostro modello di paghi tanto e studi tanto e poi nessuno ti assume, ammesso che tu ce la faccia a laurearti. Cosa è meglio ognuno lo deciderà per sé, ma certo è che questo nuovo concetto darà una spallata devastante al nostro sistema incartapecorito e sottoposto ad una burocrazia incessante e spese mostruose, fra libri, case da affittare e necessità di sostentamento nel mentre del vivere fuori di casa per avere un foglio di amorfa et asettica carta che “forse” ci farà arrivare da qualche parte, sperando senza “compromessi”.

Alla fine il metodo medievale all’italiana sarà il primo ad essere devastato?

Un sistema vecchio come il mondo: la somma entità che insegna davanti e tutti di fronte per ore e ore a immagazzinare nozioni e giudizi e magari anche qualche ceffone come succedeva spesso in passato e come probabilmente accade anche ora. E per questo si paga pure.

Professori ficcati dentro come polli in batteria, in facoltà che non hanno niente a che fare con la materia che insegnavano, taluni per “bisogni fisiologici” di una politica becera e incline ad indulgere in certi appetiti per un tornaconto personale in termini di visibilità elettorale, altri semplicemente raccomandati con la dicitura “questo è bravo”che non ammette replica presso chi si trova al comando di un sistema ed in quanto tale ricattabile per la severa regola del do ut des che ancora oggi, a partire dalla Roma di Cesare, rappresenta il nostro modello di società dove chi non può essere corrotto viene eliso professionalmente e defenestrato dei propri ruoli e dignità: l’unica differenza fra l’Italia di oggi e la Roma di ieri consta semplicemente nel fatto che nell’odierno, non si pratica più la damnatio memoriae cancellando completamente la storia di una persona e della sua famiglia.

Google ha cambiato le regole del gioco: studia la materia per la quali ti candidi, paghi trecento dollari e ti prendi una laurea in quello per cui hai deciso di fare nella tua vita. E non solo: borse di studio e imprese già pronte a valutare una tua posizione lavorativa.

Mentre noi sforniamo migliaia di avvocati (per fare un esempio ma vale anche per tutto il resto) di cui probabilmente in alcuni casi chi ha già uno o tutti e due i genitori avvocati riuscirà a diventarlo e in altri pochissimi ce la fanno senza “aiutino” mentre il resto farà altro, dall’altra parte dell’oceano ci si è resi conto che fondamentalmente quello che devi fare è semplicemente prepararti bene per quello che dovrai fare.

E soprattutto, la cosa che a tanti di noi non piacerà: non esiste la raccomandazione: ti prepari con gli strumenti a disposizione, fai i test e il punteggio dimostrerà la propria attitudine che sarà esibita poi all’azienda preposta, senza “il don” che dice “questo è bravo perché lo dico io”, quando “il don” non sa nemmeno leggere e scrivere.

In conclusione: chi è causa del suo mal pianga sé stesso

Mentre noi stiamo ancora attendendo di capire come i nostri bambini andranno a scuola, in un guazzabuglio di professori molto bravi ma stressati, o di altri evidentemente inadeguati e comunque in calderone di “addetti ai lavori” positivi al coronavirus, pensando di distanziare gli alunni fra di loro come se poi, a lezioni concluse, semplicemente cessino di esistere scomparendo nel nulla (quindi secondo la testa di chi ha deciso per noi le persone, professori e alunni, non si dovrebbero incontrare in nessun luogo della struttura) per poi riapparire il giorno dopo, già seduti al loro posto.

Tenendo conto che una laurea nostrana, fuori dai nostri confini non è ben vista oppure non è nemmeno accettata per ricoprire una professione, non dimentichiamoci tre cose molto importanti:

  • ad un ipotetico colloquio di lavoro che per alcuni è un vero e proprio sogno della vita, non chiederanno, se ci si propone ad esempio come interprete, il peso atomico del carbonio o men che meno il principio della spinta dei fluidi di Bernoulli, ma a rigor di logica si parlerà nella lingua per la quale si richiede la posizione lavorativa;
  • potenzialmente, siccome la politica non prevede un titolo di studio particolare, un ipotetico Ministro dell’Istruzione potrebbe anche essere in possesso di un titolo di scuola elementare o paradossalmente il letterato, ma governare e decidere delle sorti di persone che di lauree ne hanno anche tre;
  • che la carta igienica a scuola ora la portate voi, e non solo quella.

Cosa accadrà in futuro?

Non ci resta che assistere, nel breve termine, alla scomposta se non disperata reazione della classe dirigente, qualunque sia, che manovrerà in maniera disordinata per rimanere a galla, attraverso promesse e iniezioni di liquidità: il solito biscottone all’italiana dell’intervento in extremis laddove si poteva mettere rimedio molto prima.

E se quando le cose non saranno risolte, ma come al solito solo rimandate, arrivassero anche Facebook, Amazon, Salesforce, Alibaba e tutti gli altri super big a proporre i loro corsi didattici, cosa accadrà? Immaginate un’offerta del tipo “prendi un telefonino e in regalo tre mesi di corso per una professione a scelta con garanzia di assunzione di almeno un anno.

Mi viene da pensare che arriverà anche qualcuno a sentenziare una nostra presunta colpevolezza nel volerci affermare professionalmente ed economicamente con una frase del tipo “non guardare ai soldi, studia solo per amore della cultura e per acquisire una coscienza critica!”

Il titolo dell’articolo è un aforisma di George Stanley McGovern, politico statunitense.

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