Trump: la Cina vuole sovvertire l’economia mondiale

La Cina potrebbe aver favorito intenzionalmente la diffusione del covid-19: questa è la dichiarazione di Donald Trump al Wall Street Journal nell’intervista di poche ore fa (che potete leggere QUI).

La Cina vuole destabilizzare l’economia mondiale

La prima analisi di mesi addietro era in favore della Cina che non avrebbe potuto nascondere nulla in quanto sarebbe stato controproducente per i suoi stessi interessi, essendo leader in tanti settori e di fatto in qualche modo verosimilmente in grado di pilotare vari mercati, con peraltro imprenditori ricchissimi che hanno creato o acquistato società in America e dove non hanno potuto solo quote di società molto importanti per rimanere negli asset societari non solo degli Usa ma di tutto il mondo espandendosi a macchia d’olio.

La Cina insomma non avrebbe motivi per indebolire un mercato che in qualche modo dirige da tanti anni e su molteplici settori.

Trump però suggerisce una nuova prospettiva: la lungimiranza economica.

Il suo sospetto nasce dal fatto che la Cina, indebolendo col suo silenzio atto a favorire il propagarsi del virus su scala internazionale, avrebbe quindi ragionato su una simulazione globale di quello sarebbe avvenuto, ossia lo stop economico di tante nazioni, con tutte le conseguenze del caso, che poi di fatti è accaduto davvero.

In questo caso quindi, la Cina si sarebbe assicurata anche i prossimi anni di leadership soprattutto se alcuni Paesi, come infatti stava accadendo, avrebbero tentato una sorta di reazione economica spostando i loro investimenti e collaborazioni verso altre nazioni cercando in qualche modo di escludere la Cina stessa.

Coronavirus come una sorta di polizza assicurativa

Contro ogni pronostico quindi, se fosse come sostiene Donald Trump, gli scenari futuri dimostrerebbero che la ricaduta economica degli ultimi tempi sarebbe in realtà pilotata da un obiettivo orientale predatorio nei confronti di quello occidentale, usando come strumento una pandemia.

L’analisi

Che la mira cinese sia espansionistica era chiaro a tutti ed anche da tanti anni: le spese sostenute dal regime su tutti i campi sono state sempre ingenti, la manodopera a prezzi stracciati permette l’impiego di più personale rispetto al resto dell’occidente che per via di giuste regole circa la tutela dei lavoratori (dove nella repubblica popolare comunista non sembrano esistere o sono di mera facciata) non permette una velocità di produzione e di prezzi minimamente confrontabili con la potenza cinese.

Tutto questo ha favorito una escalation imprenditoriale senza precedenti, anche con la complicità americana se vogliamo, che incentivò la globalizzazione per propri interessi economici trattando molti prodotti in Cina, proprio per via dei costi bassi rispetto al resto del mondo. Al momento della prima ondata di crisi che investì un po’ tutto l’occidente però, si scoprì, come si suol dire, che il dado è tratto: la Cina ormai aveva sbaragliato ogni forma di concorrenza su tanti di quei settori che le aziende avevano cominciato ad appoggiarsi e collaborare con gli stessi cinesi in quella che si era trasformata in una nuova via della seta, grande questa volta come un’autostrada.

In conclusione

Quello che sappiamo è che tanto tempo fa ciò che aveva la dicitura made in Taiwan o made in Hong Kong non esiste più e se guardiamo le notizie, la Cina mantiene tensioni e minaccia interventi armati proprio con quei due, mentre muoiono venti soldati indiani in un scontro militare proprio ai suoi confini e ci ricordiamo di colpo che in Africa la Repubblica Popolare Cinese acquista migliaia e migliaia di ettari a 60 miliardi solo “per sviluppo dell’agricoltura”. Constatando che ormai la maggior parte delle tecnologie, dal semplice strumento da cucina alle più moderne tecnologie militari è made in PRC, cosa accadrebbe se di colpo il mondo occidentale decidesse di non fare più affari con la Cina?

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