USA, 11 stati contro Google: monopolio assoluto

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Dalla denuncia dello stesso presidente Trump circa la manipolazione delle preferenze sulla Clinton durante le elezioni (secondo il suo parere modificati da 2 alla mostruosa cifra di 26 milioni) alle indagini ed ora, ufficialmente confermata, la denuncia di abuso circa la posizione dominante del colosso sul resto dei suoi competitor, in vari campi, dove le strategie sono improntate sulla distruzione totale della concorrenza.

Ma nel mirino e in modalità bipartisan, ci sono anche altri giganti del digitale

Attraverso i canali ufficiali di Washington, sia i democratici che i repubblicani hanno firmato il procedimento, allargato per ora ad 11 stati, sulla limitazione del monopolio illegale di Google, dove una delle principali accuse è quella di aver utilizzato gli stessi soldi provenienti dai proventi delle pubblicità per “ungere” i produttori di altri browser e anche smartphone e spingerli ad usare lo stesso Google come motore di ricerca predefinito. Mi viene da pensare: uniti nel segno del libero mercato o parificazione in vista delle elezioni? In 15 anni di indagini e processi è mai possibile che qualcosa che si combatte invece di ridimensionarlo diventa ancora più grande?

Ma non è una novità: è una storia a puntate

Più che una cosa nuova si tratta di una serie televisiva a puntate, che viene da lontano, quando il colosso era ancora soltanto un motore di ricerca molto più a basso profilo rispetto ad oggi che rilascia diplomi che praticamente stanno sbaragliando anche le stesse lauree con il concetto del lavoro già pronto attraverso i propri partner, che non è cosa da poco sul profilo dell’equazione tempo-denaro-certezza del lavoro.

Questi i punti più importanti, dove Google si è comunque salvato schivando agevolmente penne e documenti legali:

2007 – La Federal Trade Commission indaga sull’acquisizione da parte di Google della società di pubblicità online DoubleClick ma poi decide che può andare avanti.

2008 – Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti blocca un accordo per consentire a Yahoo di pubblicare annunci di ricerca di Google sui siti Yahoo. Poi però Verizon si compra Yahoo (Verizon è di Bell Atlantic e con Google avrà avuto una guerra o una compartecipazione per i miliardi di pubblicità?)

2009 – Apple e Google da partner diventano rivali e altri competitor presentano reclami contro Google alle autorità di regolamentazione nazionali in Europa, citando problemi di concorrenza.

2010 – La Commissione europea lancia un’indagine formale antitrust sull’attività di ricerca di Google. Ancora in corso.

2013 – La FTC interrompe la sua indagine biennale su Google, concludendo che non aveva manipolato i risultati di ricerca per danneggiare i rivali.

2014 – I politici europei approvano una risoluzione non vincolante che chiede lo smembramento del business dei motori di ricerca di Google dal resto dell’azienda.

2015 – Il nuovo commissario antitrust dell’UE, la signora Vestager, accusa Google di distorcere i risultati di ricerca per favorire i propri servizi di acquisto rispetto ai concorrenti e rivela che sta anche indagando sul business Android di Google.

Ed in questi anni, per questioni di precisione, Google ha anche dovuto affrontare il controllo delle autorità di regolamentazione in Corea del Sud, Brasile, India e Russia e non se la vede nemmeno tanto bene in unione europea.

Com’è andata a finire? Che ormai Google vende la laurea a 4 soldi e in sei mesi.

Per evitare di riderci su per troppo tempo, concludiamo

Si annuncia una di quelle campagne di guerra legale che resteranno nella storia, con la macchina della giustizia americana e a seguire tutto il resto su piano globale che punteranno contro Mountain View e il colosso che si difenderà, ironia della sorte, proprio presso sé stesso, anche monetizzandoci su e non solo: forse guadagnandoci anche sopra una cifra talmente elevata che userà per pagarcisi le multe e magari mettendocisi pure qualcosa da parte, perché ormai la stragrande maggioranza delle notizie (per non dire tutte), passano proprio da Google.

Mi viene da sorridere pensando che, qualora questa battaglia fosse arrivata magari fra qualche anno, qualche avvocato che difende Google o perché no, che si muove contro di esso, potrebbe essere proprio uno di quei nuovi legali con la stessa laurea di Google (che nel mentre avrebbe creato anche questa facoltà), al quale magari proprio Google potrebbe invalidare il titolo per “sopraggiunti problemi legali”.

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